mercoledì 5 agosto 2009

Michele Ainis: la democrazia zoppa d’Italia

Ancora qualche giorno, poi il Parlamento andrà in vacanza. Ma in realtà le vacanze dei parlamentari durano dall’avvio della legislatura.
Anzi: i nostri rappresentanti non sono in ferie, sono già in pensione.
Pensionamento anticipato, come succede nelle aziende in crisi.
Perché le due Camere hanno ormai una funzione puramente ornamentale.
Non dettano più l’agenda del Paese, semmai la scrivono sotto dettatura.
I dati sono fin troppo eloquenti.
Per esempio quelli diffusi il mese scorso dall’Osservatorio civico sul Parlamento italiano.
(http://www.radioradicale.it/files/active/0/CamereAperte.pdf)
Su 4.016 proposte legislative depositate alla Camera e al Senato, soltanto 68 si sono trasformate in legge.
Neanche poche, giacché fra i nostri guai c’è il gran numero di leggi e di leggine che abbiamo sul groppone. Ma il guaio maggiore dipende dalla circostanza che fra queste 68 leggi, 61 sono nate su iniziativa del governo: il 90%.

Dunque l’officina del diritto ha traslocato, il suo nuovo indirizzo è a palazzo Chigi.

Per conseguenza i parlamentari della maggioranza sono i più assidui nelle votazioni (83% di presenze), quando c’è da mettere un timbro sugli ordini del Capo; diventano altrettanti desaparecidos se si tratta di prendere parola in aula, o d’imbastire a propria volta qualche iniziativa (il Pdl ha il più basso grado d’efficienza: 2,01 in una scala da 0 a 10).
Ma in generale solo 24 onorevoli su un migliaio lavorano a pieno ritmo. Colpa loro? Forse. Ma sta di fatto che in Parlamento non c’è più lavoro. Perfino il sindacato ispettivo sul governo è via via sfumato come un ricordo dell’infanzia, se è vero che attualmente sono appena 2 le commissioni bicamerali d’inchiesta: quella sulla mafia e quella sui rifiuti.

L’asservimento delle Camere al governo dipende da tre cause.

Una originaria: la legge elettorale, che ha trasformato gli eletti in nominati, privandoli d’indipendenza e dignità.

Due successive: l’abuso dei decreti legge e dei voti di fiducia. I primi sono ormai una quarantina in questo scorcio di legislatura, benché i costituenti ne avessero immaginato l’adozione soltanto dopo un terremoto.

Quanto alle fiducie, fin qui ne abbiamo contate 23, per lo più imposte dall’esecutivo durante la conversione dei decreti, com’è appena accaduto sul decreto anticrisi.

Una tenaglia perfetta, stretta alla gola delle assemblee parlamentari in nome dell’urgenza.

Ma che cos’è la questione di fiducia?
Uno strumento estraneo alla Costituzione
, che però il governo sfodera come una sorta di ricatto: o fai come ti dico o tutti a casa.
Sicché i parlamentari non votano più misure normative, bensì continue dichiarazioni d’amore verso la carovana dei ministri.
Hai fiducia, mi vuoi bene? Dimmelo di nuovo, dimmelo una volta a settimana.

Tutto questo sarebbe perfino ridicolo, se non fosse viceversa tragico.

In primo luogo perché la smobilitazione delle Camere implica uno sfratto per l’opposizione, dato che quest’ultima ha casa proprio lì, non certo nelle stanze dell’esecutivo.
Quando si chiede alle minoranze di collaborare, o almeno d’evitare grida e strepiti, bisognerebbe almeno dire dove si trovi la sede del confronto, quale edificio abbia rimpiazzato il Parlamento.
In secondo luogo perché il nuovo andazzo nega l’attributo basilare delle democrazie: il principio di pubblicità. Le discussioni parlamentari sono per definizione pubbliche, ma chi mai viene a sapere quale mano ha scritto il decreto del governo o il maxiemendamento? E chi potrà appurare di quali occulte trattative siano figli questi testi? In terzo luogo – e soprattutto – perché l’eclissi delle Camere ci restituisce un sistema sbilanciato, dove il potere non ha contropoteri, dove la separazione cara al vecchio Montesquieu gira in subordinazione, in accentramento verticale del comando.
No, non c’è da rallegrarsi del nuovo abito che indossano le nostre istituzioni.
In quest’ultimo anno è andata in crisi la democrazia rappresentativa, ma altresì quella diretta, dopo il fiasco del referendum elettorale, con un misero 23 per cento di votanti.

Significa che la democrazia italiana è zoppa di ambedue le gambe.

O chiamiamo di corsa un ortopedico, o altrimenti dovremo rassegnarci alla sedia a rotelle.

Michele Ainis

(Fonte “La Stampa” 31 luglio 2009)

venerdì 31 luglio 2009

Micromega: ora l'apologia di Marino

Caro Paolo,

prima con i "senza partito" (Camilleri ).. Di Pietro

ora con "i laici" (Odifreddi) .. Marino

aspettiamo sulla spiaggia che la barca scelga la rotta e alla fine .. approdi.


Vedi: http://temi.repubblica.it/micromega-online/

mercoledì 29 luglio 2009

Iniziativa vaticana: Caritas in Veritate

Una attenta riflessione su questo importante documento
vaticano; sulle sue (immediate) conseguenze ed applicazioni nelle strutture socio-politiche ed economiche italiane.


Testo del discorso di Bertone in Senato (biblioteca) del 28 luglio 2009
http://www.senato.it/notizie/8766/163120/173780/175026/175034/175129/genpagina.htm


Il testo della enciclica Caritas in Veritate
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html

sabato 25 luglio 2009

Dice Ignazio Marino ...

L’Italia è fatta …

di comunità locali coese, di coraggio quotidiano e di capacità solidale, offuscati da una narrazione in cui prevale un modello caratterizzato dall’individualismo clientelare, dalla furbizia cinica, che finisce per svuotare sistematicamente il senso civico nazionale.

Uno Stato democratico non impone alcuna scelta individuale, ma difende ogni religione, ogni credo, ogni opinione politica, ideologica o la loro assenza, nei limiti in cui esse non contrastino con i principi di uguaglianza sostanziale e inclusiva della democrazia.

(Fonte: http://www.glaux.it/marino/2009/07/23/intro/)


L’Italia ha bisogno di un Partito …

laico .

che abbia a cuore i diritti di tutti.

che sappia denunciare le cose che non vanno, le ingiustizie, i soprusi.

che rispetti le minoranze e le diverse sensibilità che ne fanno parte, avviando un dibattito aperto, non pregiudiziale, inclusivo e responsabile.

che sia strutturato perché partecipato.

che parli la lingua delle persone e che si faccia capire, che bandisca le formule astruse e il gergo della politica.

che riparta dalle persone. Dalla qualità e dai bisogni delle loro vite, e anche dalle loro attese e speranze.

che sappia coniugare strumenti moderni e antiche modalità di relazione, che sappia rinnovare un messaggio di coinvolgimento, di partecipazione, di apertura alla società. Un partito che non sia centralista né autoreferenziale.

che si qualifichi non solo per la coerenza con alcuni principi fondamentali, ma per le risposte che sa offrire ai cittadini, rispetto alla loro vita quotidiana e alle esigenze che più sentono.

(Fonte: http://www.glaux.it/marino/2009/07/23/partito-e-democratico/)


E poi in Italia ci vuole…

Apertura

Coraggio

Merito

Protezione

Libertà

(Fonte: http://www.glaux.it/marino/2009/07/23/il-nostro-futuro/)

giovedì 9 luglio 2009

Michels (1909): la attuale legge dell’oligarchia

Quanto più si estende e si ramifica l’apparato ufficiale di un partito,
quanto maggiore è il numero dei membri di questo apparato e le posizioni acquisite,
quanto più si riempiono le sue casse con finanziamenti pubblici e privati,
quanto più aumenta nei media la presenza delle figure di vertice,
tanto più si riduce il potere popolare sostituito dall’onnipotenza degli apparati dei "salotti"
e delle commissioni.

Gli ex cittadini – ora divenuti casta politica - si appropriano di una routine che li fa ascendere sempre più al di sopra dei loro mandanti, così che infine perdono il senso della comunità e di comunanza con i soggetti e i gruppi sociali che li hanno espressi .

Ne deriva una sostanziale differenza di interessi e di classe tra i capi politici (…) ed i gregari cittadini, elettori e sostenitori.

Senza distinzioni di schieramento, con una sostituzione dei fini originari l’organizzazione partito e la rappresentanza istituzionale che ne deriva (occupazione) diventa da mezzo a scopo e infine scopo esclusivo ed assoluto.

mercoledì 8 luglio 2009

Passate le elezioni .. riflessioni estive

Caro GP,

ricordando la nascita della Lega e di Forza Italia …
in questi ambienti, oggi straripanti di potere, passati tutti questi anni e cambiati in modo radicale i rapporti di forza, una cosa è rimasta – e nessuno pare rendersene conto – la loro fragilità tecnica, politica e umana.
Semplicemente, nell'interesse di chi governa realmente la città, si domina la comunicazione e lo "spettacolo".

Il fatto è che “dall’altra parte” - ammesso che esista un’altra parte - abbiamo supponenza intellettuale, autoreferenzialità, non tanto politica, ma, quel che è peggio, sociale e culturale.
In altre parole distacco dalla realtà ed incompetenza nella gestione delle prassi.
No comunicazione (quella vera), no organizzazione, no formazione, tanto per restare al mezzo.
No consapevolezza della complessità dei vissuti per quanto riguarda gli scenari e quindi per la focalizzazione dei temi e dei fini.

Ma forse questa capitolazione non è casuale e nemmeno tanto disinteressata.

m.s.

Nicola Tranfaglia: una (significativa) storia "sinistra"

Ho esitato qualche giorno a raccontare ai miei lettori la piccola e triste storia che ha avuto come protagonisti due noti dirigenti della sinistra radicale: Oliviero Diliberto e Marco Rizzo.

Sono stato amico di entrambi ma con Diliberto ho cessato ogni rapporto dopo che l'attuale segretario dei comunisti italiani mi ha criticato così duramente per aver io definito la Cuba di Castro "una dittatura" e deciso per questa ragione di candidarmi nell'aprile 2008 in un collegio impossibile come il Senato nel Veneto.
Con Marco Rizzo, invece, ho sempre discusso animatamente ma sia io che lui ci stimiamo e riusciamo a dialogare malgrado le nostre divergenze politiche.
Rizzo insomma ha sempre accettato che io non sia mai stato comunista e non ambisca a diventarlo e che, malgrado ciò, io mi senta un uomo e uno storico di sinistra.
Le cose alla fine sono andate così.
Marco Rizzo è stato espulso dal PDCI per aver criticato, in una riunione della direzione del partito, il segretario perché Diliberto ha partecipato molte volte a pubbliche manifestazioni con Giancarlo Elia Valori, noto imprenditore e dirigente di imprese che fu trovato tra gli iscritti alla P2 (tessera 203 della loggia coperta, indagato di recente da Luigi De Magistris nell'istruttoria Why Not) all'inizio degli anni ottanta e che non ha mai spiegato quella iscrizione.
Ora è indubbio che l'amicizia con i massoni poco si conviene a un dirigente della sinistra nel nostro paese ma se si aggiunge che la P2 guidata da Licio Gelli aveva al suo interno importanti personaggi della destra che ci governa a cominciare dall'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la cosa è del tutto inaccettabile sul piano morale e politico. Diliberto ha querelato Rizzo per l'accusa e saranno alla fine i giudici a decidere chi ha ragione. Ma resta il fatto che l'accusa di Rizzo è documentata pubblicamente e che il segretario del PDCI non ha giustificazioni, a me pare, per quella sua incomprensibile amicizia. A meno che si voglia dividere la vita pubblica da quella privata come tenta di fare da tempo proprio Silvio Berlusconi.

( da http://www.nicolatranfaglia.com/blog/2009/07/05/una-storia-sinistra di Nicola Tranfaglia)